17/06/2009

La difficile vita del candidato_Prima parte

Posted in Life at 5:45 AM by S.

‘Prego si accomodi’.

metro_milanoSono arrivata trafelata all’appuntamento. 37 gradi all’ombra. Sulla mappa pareva vicino e abbastanza facile arrivarci e invece….1 ora e mezza in auto. Al casello bloccata 20 minuti perche’ qualche genio aveva combinato un casino e l’asta era alzata e la macchina non dava piu’ i biglietti. Poi di corsa al parcheggio, sperando che non ci fosse polizia stradale in giro. La metropolitana di Milano non collabora. Prima non arriva e devo aspettare un quarto d’ora, poi devo spintonare e farmi spintonare per poter riuscire ad entrare e le porte mi si chiudono a 2 mm dal mio naso…l’aria e’ irrespirabile, un gomito mi si conficca nelle costole ma non riesco nemmeno a capire a chi appartiene, gente tossisce, altri parlano al telefono, qualche fortunato che ha trovato da sedere legge mentre io stringo a me la mia borsa con dentro il curriculum aggiornato e ormai stropicciato e prego che le distanze si facciano piu’ vicine.

Finalmente ecco la mia fermata. Ok c’ho la mappa. Mancano 15 minuti all’appuntamento e in 5 dovrei esserci…Mhhh basta capire inc he direzione andare. Ok….vediamo…sono salita dalla metro nel mezzo di un incrocio, le vie non le vedo…ok aspetta che forse cheidere e’ meglio.

‘Mi scusi, mi saprebbe dire dove e’ via Ludovico Montegani. Oh non lo sa? Ok fa nulla, grazie comunque.’

Alla terza persona mi danno l’indicazione…vabbe’ avrei fatto prima ad attraversare la strada e scoprirlo da me ma il sole picchia, la camicia comincia ad attaccarsi in modo fastidioso e la giacca nera che penzola dalla borsa sembra prendersi beffe di me .. e cerco di evitare qualsiasi movimento non necessario al puro spostamento mobile che mi faccia avvicinare alla destinazione.

Ok procediamo. Giro la mappa in corrispondenza della via che devo prendere, procedo….mmmmmh…semaforo rosso. Aspetto e intanto mi asciugo la fronte, le guance, il collo, vorrei tanto togliermi la camicia e rimanere in canottiera ma siamo a Milano e non mi sembra proprio una scelta intelligente. Ok resistiamo, manca poco. Le distanze sembrano espandersi e l’orologio invece sembra correre in fretta, quasi volesse anticipare la frescura della sera. Io accellero e quasi corro, sperando di non arrivare in ritardo. Finalmente dopo 14 minuti arrivo a destinazione. Saluto con un sorriso sforzato dettato piu’ dalla disperazione che dalla cordialita’ la guardia che controlla l’entrata dell’edificio. Lui ricambia e mi da indicazione: ‘giri a sinistra e salga la scala’.

Eseguo gli ordini riaggiustandomi la frangia attaccata alla fronte e sperando che almeno il trucco sia intatto. Mi vedo riflessa nella porta a vetro. Sono decisamente trafelata, la camicia che e’ attaccata al corpo quasi una seconda pelle, i piedi rossi nella parte a contatto con il bordo della scarpa, le guance sono rosse e legermente imeprlate di sudore, la fronte non e’ visibile a causa della frangetta incollata e che sta prendendo ina piega decisamente poco fashion, i capelli che ribelli sono usciti dallo chignon e sembrano fare beffa alla forza di gravita’. Pazienza, non c’e’ tempo per ripigliarsi. Entro e nel mentre sento il muro dell’aria condizionata che mi accoglie e mi da sollievo mentre mi infilo la mia giacca nera per completare il tutto. Vongo accolta con un sorriso cortese e mi viene dato un cartellino che riporta ‘Guest’ e vengo invitata a sedermi e ad attendere pazientemente che mi vengano a prendere.

Eh figurarsi…pane per i miei denti. Mi siedo e mi sistemo il colletto della camicia, controllo che tutto sia in ordine, mi soffio il naso, mi metto il burro di cacao e mi sfilo in modo impercettibile le scarpe per dare un po di respiro ai piedi che ormai dentro le scarpe stavano assumento la stessa forma…Guardo l’orologio e mi accorgo che sono le 16.02. Controllo le porte da cui potrebbe arrivare la persona con cui ho l’appuntamento. Mmmh. Porta che da accesso alle scale a ore 2. oppure ascensore a ore 3. Si decisamente ascensore …..

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